Irina Ciscardi (Gela- CL)

Ciao! Sono Irina, ho 27 anni e ho appena concluso la mia esperienza di Servizio Civile Universale presso l’oratorio Salesiano di Gela.

Fin da piccolissima ho iniziato a frequentare l’Oratorio, avevo appena 4 anni. Lì ho trascorso la mia infanzia e adolescenza partecipando ai gruppi formativi e alle attività estive del Gr.Est anche da animatrice.

Intraprendendo gli studi universitari, ho iniziato a frequentare in maniera meno assidua la vita oratoriana, ma in cuor mio ho continuato a considerare quel luogo come la mia seconda Casa.

Avuta notizia del bando, mi sono sentita in qualche modo chiamata e ho presentato la domanda. Ho pensato, quale modo migliore per tornare a servizio dell’oratorio? E così è stato. 

Io e gli altri volontari, abbiamo iniziato il progetto “Comunità Attorno” proprio nel mese dedicato a Don Bosco, organizzando e gestendo con impegno ed entusiasmo i festeggiamenti in sua memoria. Diverse sono state le attività che abbiamo svolto durante l’anno: dal sostegno scolastico alle attività sportive; dai giochi in cortile all’organizzazione delle attività estive del Gr.Est oltre alle ore dedicate alla nostra formazione.

La pandemia e le restrizioni che si sono susseguite non ci hanno fermati, abbiamo continuato a lavorare per i nostri ragazzi, rendendo sempre più accoglienti gli ambienti, in attesa che ne facciano ritorno.

Il servizio civile è stato per me, una delle esperienze più profonde della mia vita. Sono riuscita a superare alcuni dei miei limiti, ho imparato ad apprezzare ancora di più la semplicità delle cose e a gestire meglio la mia vita.

 Sono grata ai miei OLP e colleghi per avermi reso migliore, per essermi stata di aiuto nelle difficoltà che ho incontrato e per aver ricevuto sempre una parola di coraggio.

Porterò nel mio cuore tutto ciò che ho imparato e ne farò tesoro.

Mariateresa Cembrani (Messina – San Matteo Giostra)

La mia esperienza di volontariato di quest’anno presso l’Oratorio di San Matteo-Giostra (ME) si è realizzata attraverso la partecipazione al progetto “Comunità Attorno”, promosso dal Servizio Civile Universale con i Salesiani: tale progetto ha avuto la durata di 12 mesi e ha previsto 25 ore di servizio settimanali.  

Da volontaria del Servizio Civile, ho avuto modo di interagire e relazionarmi con i ragazzi che frequentano il nostro Oratorio e con i miei colleghi all’interno di un contesto sociale complesso ma, non per questo, privo di autenticità ed empatia. Le attività realizzate sono state prevalentemente rivolte al sostegno allo studio pomeridiano, a momenti ludico-ricreativi e a laboratori sportivi (calcio, pallavolo) teatrali e musicali, con l’obiettivo di accrescere la partecipazione dei ragazzi alla vita di comunità, incrementare la condivisione di esperienze con i coetanei e sviluppare le loro abilità individuali. 

Sfortunatamente, l’anno è stato segnato dall’insorgere della Pandemia di Covid-19: ciò ha comportato una necessaria rimodulazione delle attività, al fine di sostenere i nostri ragazzi e le loro famiglie in un momento tanto critico.  Per questo motivo, dall’inizio di Aprile in poi noi volontarie del Servizio Civile, coadiuvate dagli animatori salesiani, abbiamo cercato di mantenere un contatto diretto di gratuità e di presenza con quanti ne avessero bisogno, partendo col garantire il “Doposcuola a distanza” avvalendoci di piattaforme digitali quali “Zoom” o “Google Meet”. 

Non era una scommessa semplice, dal momento che aiutare un bambino o un adolescente a svolgere i propri compiti scolastici online può risultare complesso, sia per l’operatore volontario che per lo studente: infatti, è necessario organizzare per tempo il materiale appropriato, concordare gli incontri, tenere conto dei possibili imprevisti tecnici (ad esempio, problemi di connessione in rete). I risultati del nostro lavoro sono stati incoraggianti: molti dei ragazzi sono divenuti più autonomi e responsabili nell’adempiere al loro dovere e, personalmente, ho acquisito la consapevolezza di poter fare la differenza, attraverso il mio singolo operato, per ognuno di loro. 

La nostra volontà di esserci per la collettività, specie in un contesto difficile come quello di Giostra, ci ha portati a pianificare “Estate Ragazzi”: un Gr.Est. durato cinque settimane e replicato poi nelle prime settimane di settembre. Durante tali periodi, abbiamo realizzato attività di formazione, giochi, sfide a squadre e tornei, nel rispetto dei protocolli sanitari e del distanziamento sociale. Anche questa esperienza è stata di non poco impegno, in termini di organizzazione e di gestione delle diverse attività. Tuttavia, anche in questo caso, sono stati proprio i partecipanti a rispondere in maniera entusiasta alle nostre proposte, mostrando un significativo coinvolgimento, stabilendo importanti legami affettivi tra loro e con tutti noi animatori; ma, soprattutto, hanno saputo divertirsi osservando scrupolosamente regole che potevano risultare di non facile applicazione per loro, come l’igienizzazione delle mani, il mantenimento delle distanza, l’utilizzo obbligatorio della mascherina o l’assenza di contatto fisico. 

Sono dell’avviso che garantire momenti insieme di svago, di formazione e di supporto in sicurezza abbia comportato impegno e fatica da parte nostra, ma tutti noi siamo stati ripagati dalla felicità che abbiamo donato ai nostri ragazzi, oltre che dall’incredibile opportunità di contribuire al loro percorso di crescita.

Questa comunità merita il rispetto, la volontà e l’abnegazione che ognuno di noi, nel proprio ruolo e, paradossalmente, anche nella capacità di saper andare oltre i propri limiti, ha messo in campo: pochi momenti di vita sono in grado di farti apprendere un valore così importante!

Aurora Gagliardo (Palermo – Don Bosco Ranchibile)

Il 14 gennaio 2021 si è conclusa la mia esperienza di Servizio Civile Universale nell’Istituto Salesiano Don Bosco Villa Ranchibile (Palermo): è stato un anno lungo, intenso e faticoso a causa dell’Emergenza sanitaria da COVID 19, un anno che allo stesso tempo mi ha offerto la possibilità di mettermi in gioco nell’ambito educativo e di sperimentare un percorso di crescita e di maturazione non soltanto professionale, ma anche individuale. 

Più precisamente, il SCU ha simboleggiato qualcosa di ben più profondo e intimo di una semplice ‘avventura’ lavorativa: ritengo infatti che, tale esperienza abbia rappresentato per me, un vero e proprio ‘ritorno a casa’, in quegli ambienti familiari e accoglienti della mia adolescenza (come la scuola dove ho conseguito la maturità o l’oratorio in cui ho vissuto moltissime esperienze formative) dai quali, a causa degli impegni universitari, mi sono allontanata per diversi anni. 

Non è stato un anno semplice, poiché improvvisamente ci siamo trovati a vivere una situazione del tutto nuova: gli oratori, le classi si sono svuotate, sono venute meno le occasioni di socializzazione e di gioco tra i ragazzi, a causa di un nemico ancora sconosciuto ed insidioso che ha repentinamente modificato le nostre vite, riducendo tutto nello spazio confinato delle proprie abitazioni.  

Io e gli altri volontari, ci siamo dedicati prevalentemente all’attività del doposcuola, sia in presenza sia in modalità a distanza, grazie alle tecnologie come computer, smartphone e tablet che ci hanno consentito di portare avanti i nostri obiettivi, come quello di favorire il successo scolastico mediante misure didattiche di supporto, aumentando la percezione di autostima dei ragazzi e incrementando gli interventi personalizzati per gli alunni con DSA. Nei mesi estivi inoltre, ci siamo occupati della preparazione del GREST, soprannominato Salvaestate, che si è svolto con un numero ridotto di iscritti e adottando tutte le misure di prevenzione e di distanziamento adeguate al fine di offrire ai ragazzi, nonostante il drammatico momento storico, occasioni ludiche e di svago, responsabilizzandoli, al contempo, al rispetto delle regole. 

L’esperienza da poco conclusa mi ha consentito di sviluppare capacità e competenze e di maturare la consapevolezza della mia passione nei riguardi di un ambito tanto complesso quanto stimolante, come quello educativo. Come affermava Don Bosco, compito di un educatore è quello di trovare in ogni ragazzo ‘quella corda sensibile e farla vibrare’, non soltanto trasferendo nozioni, ma anche stimolando, incoraggiando, tirando fuori le potenzialità, le attitudini, le possibilità espressive di ogni giovane, nel rispetto delle loro singolarità.

Sono davvero felice di aver offerto, grazie al SCU, un piccolo contributo e di aver aiutato qualcuno in un momento così difficile e problematico come quello che stiamo vivendo: non c’è cosa più bella del sentirsi davvero utile per i ragazzi, ed un ‘grazie’ o i sorrisi sui loro volti, ci fanno capire quanto prezioso possa essere, per loro, il nostro aiuto.

Testimonianza di Myriam

Una delle nostre volontarie di Servizio Civile Myriam Falanga, presso la sede dei Salesiani San Matteo Giostra a Messina, ha rilasciato una testimonianza durante il XV Incontro Nazionale dei Giovani in Servizio Civile promosso dal TESC (Tavolo Ecclesiale sul servizio Civile). Uno splendido racconto dove si è sottolineato la bellezza di lavorare insieme al servizio dei più piccoli, seppur in un tempo particolare quello del lockdown di marzo 2020.

Cosa mi ha lasciato questa esperienza?

Non saprei proprio da dove iniziare. Sembra ieri che varcai per la prima volta il cancello dell’Ispettoria ma in realtà è già trascorso un anno senza rendermene conto, senza realizzare che questa esperienza meravigliosa, seppur stancante per vari motivi, è ormai giunta al termine. E proprio in conclusione di essa, mi è stato chiesto di redigere un articolo per esprimere i miei punti di vista sul “come”, da estraneo poiché non conoscevo la Congregazione dei Salesiani, ho vissuto questa esperienza all’interno della grande Famiglia Salesiana.

Era dicembre quando lessi su internet che erano aperti i bandi di SCN con Garanzia Giovani, e non avendo possibilità di svolgere servizio nel mio paesino, Troina, decisi di rivolgere lo sguardo ai paesi limitrofi tra cui anche Catania. E fu proprio tra gli innumerevoli progetti catanesi che trovai quello adatto alle mie aspettative: Giovani in Rete – Educazione, Animazione e Promozione culturale verso giovani. Ne ero certo, era il progetto che stavo cercando. Decisi allora di fare domanda senza però illudermi troppo del fatto che mi avrebbero selezionato: i posti disponibili solo 3 e le domande circa 60; considerato anche che non ero del luogo e che non conoscevo l’ente presso il quale presentavo domanda, le mie possibilità di svolgere servizio per il progetto scelto erano nulle o poco meno.

Feci comunque il colloquio e fui positivamente sorpreso dalla cordialità e gentilezza dei selezionatori, Letizia e Don Luigi. Dopo qualche settimana dal colloquio conoscitivo vengo nuovamente ricontattato per un ulteriore colloquio con colui che poi sarebbe diventato il tutor, il referente nonché amico di questa mia esperienza di SCN: Don Domenico. La prima volta che vidi Don Domenico Luvarà, in una fredda mattina di Gennaio, non mi sarei mai aspettato di trovarmi davanti un prete così giovane, così cordiale e allegro come lui; questo dovuto al semplice fatto che nell’arco della mia vita, almeno fino a quel giorno, avevo conosciuto consacrati e consacrate autoritari, persone poco socievoli con le quali è inevitabile non avvertire una certa sensazione di distanza. Don Domenico mi spiegò che il fine di quel colloquio era conoscermi maggiormente perché sarei potuto essere tra quelli “papabili”. Il giorno dopo escono le graduatorie e il mio nome era tra i tre volontari selezionati.

Fin dal primo giorno che entrai in Ispettoria avvertii subito l’armonia, la serenità di quel luogo, insieme a un gran senso di responsabilità, impegno e voglia di fare. Premettendo che non conoscevo i Salesiani, non nego che l’inizio non fu proprio tutto rose e fiori: non sapevo chi fosse Don Bosco, cosa significassero le innumerevoli sigle di cui tanto i Salesiani vanno pazzi, MGS, PGS, PG, ISI, ecc…, e cosa più importante non conoscevo le persone con le quali avrei collaborato. Tutto ciò non mi impedii comunque di entrare a far parte di questo mondo, e conoscere i Salesiani fino in fondo. Un giorno una persona mi ha chiesto come mi stessi trovando a svolgere servizio presso i Salesiani, ed io risposi: “Con i Salesiani ho riscoperto il lato buono della chiesa”. So che è sbagliato dire o pensare questo, dacché tutti gli ordini religiosi sono ispirati dallo Spirito Santo, ma prestando servizio in Ispettoria è successo proprio questo: ho cambiato il modo di osservare le cose, mi sono reso conto che non bisogna generalizzare tutto, che il bene esiste e basta solo cercarlo o trovarlo nel posto giusto. Il Servizio Civile con i Salesiani è stata un’esperienza fantastica che porterò sempre con me: non sono un ipocrita quindi non dirò che questo anno di SCN mi ha aiutato a scegliere la mia strada futura, perché non è così; sicuramente mi ha cambiato dentro, mi ha reso più maturo nelle scelte, nel modo di affrontare le difficolta e a relazionarmi alla vita in generale.

È stato un anno meraviglioso all’insegna del divertimento, del lavoro condiviso, del gioco di squadra, durante il quale ho appreso molto da tutte le persone che hanno condiviso con me emozioni, situazioni, confidenze e soprattutto lavoro, lavoro piacevole ma responsabile. E sono proprio queste persone che voglio ringraziare singolarmente: a Letizia, la prima persona che ho incontrato durante questo percorso e dalla quale ho appresso che la semplicità, la generosità e la passione per tutto ciò che si fa, sono elementi imprescindibili per dare il meglio di se stessi; alle mie colleghe dell’ufficio accanto, Maria Rita e Taisia, con le quali ho stretto un’amicizia che spero non resti circoscritta strettamente a quest’anno trascorso insieme, e che ringrazio per avermi fatto sentire a mio agio, per essersi rese disponibili in ogni momento e per aver condiviso con me tutto ciò che c’era da condividere; a suor Assunta, donna fantastica che spero rimanga ancora a lungo responsabile della PG, senza di lei e le sue consorelle, non avrei mai scoperto l’altro lato dei Salesiani, le FMA; a miei colleghi Bruno, Alessia, Enrico e Eduardo, che purtroppo ho conosciuto poco per via dei diversi orari di lavoro, ma che ringrazio per la loro solarità, gentilezza e condivisione nelle piccole cose; all’ispettore don Pippo Ruta, persona straordinaria che nella sua umiltà e bontà, è riuscito a trasmettermi il valore dell’accoglienza, senza il quale forse non avrei affrontato questa esperienza allo stesso modo; Liborio e Dony, che ringrazio soprattutto per avermi catapultato, anche se per poco, fuori dall’ufficio e dalla “scartoffie” di ogni giorno ma soprattutto, scherzi a parte, per la loro sincera fiducia, “non dovuta”, per una persona che neanche conoscevano; don Luigi, da cui ho imparato che bisogna guardare oltre le apparenze, che un prete può essere sia colui che amministra la messa ma anche il tuo migliore amico, colui che ti confessa ma anche la persona con cui puoi cantare con la chitarra “Zombie”, durante una fresca giornata estiva, colui che sa scherzare ma anche rimproverare se necessita. E per finire, non posso non ringraziare lui, don Domenico: la sua gioia, la sua disponibilità, il suo carisma mi hanno permesso di vivere questa esperienza a 360 gradi. Da lui ho imparato che se le persone ti danno fiducia darai il meglio di te, e io spero di averlo dato; ho appreso che l’amore disinteressato esiste, bisogna solo credere fermamente in qualcosa; ho capito il significato profondo di amore e passione, caratteristiche che non sono mai mancate sul suo volto in questi 10 mesi di servizio reso.

Ho conosciuto un sacco di persone durante le attività svolte, campo animatori, meeting, incontri giovanili, briefing formativi e tanto altro ancora, a tutte queste persone, ai confratelli e ai dipendenti dell’Ispettoria, che magari un giorno leggeranno questo articolo, voglio ringraziarli per non aver giudicato o criticato, per non avermi fatto sentire “l’estraneo” della situazione anzi al contrario, per essersi resi disposti a insegnarmi ciò che andava appreso. Sto per finire questo anno di servizio civile con la consapevolezza, che quel giorno di Dicembre 2014 ho fatto la scelta giusta nell’optare per questo progetto di SCN, le mie aspettative sono state soddisfatte a pieno e analogamente, spero di non aver deluso quelle di coloro che mi hanno scelto per collaborare, fianco a fianco, durante quest’anno.

Quindi cosa dire a tutti coloro che leggeranno l’articolo e magari stanno pensando di fare un’esperienza di SCN? Non perdete questa opportunità: cercate su internet il progetto più adatto a voi, scaricate la domanda e inviatela: non vi pentirete affatto di quello che farete. Ricordatevi però di inserire il valore aggiunto: i Salesiani!

Il volontario, Vito Paraspola

 

La mia esperienza di Servizio Civile con i salesiani

La mia esperienza di SCN inizia a marzo 2015, nell’Oratorio Salesiano che da sempre conosco, che da sempre è casa mia: l’Oratorio Villàurea.
Il fatto di dover “giocare in casa” sembrava essere e si prospettava una sfida molto semplice, che avrei saputo affrontare senza alcuna difficoltà; giostrando facilmente il lavoro con i ragazzi del quartiere, con i colleghi che lavorano lì da sempre e la cura dell’ambiente circostante, che lì, è davvero magnifico.
Niente mi intimoriva: neanche il fatto che sarebbe stata la prima vera esperienzalavorativa della mia vita.

Uscita dal Liceo, credevo che sarei finita a fare la commessa in qualche negozio,  la cameriera in una pizzeria, o addirittura niente, la disoccupata, data la bella prospettiva in ambito lavorativo che si prospetta per noi giovani oggi. Non appena pero’ ho scoperto la possibilità del Servizio Civile con i Salesiani, non ci ho pensato due volte. Ho fatto domanda e partecipato al colloquio.

I primi giorni all’interno dell’Oratorio sono stati da incubo.

Strano a dirsi, specialmente da una ragazza che lì dentro ci vive da circa sette anni e che ha sempre fatto volontariato nel contesto estivo del Gr.Est.
Ecco pero’ la sottile differenza: l’oratorio destinato ai ragazzi di strada durante tutti i giorni dell’anno e l’oratorio che si dedica al “Tempo d’Estate”.
La realtà dei campi destinati ai ragazzi del quartiere era per me sconosciuta: non avevo mai visto tanti giovani giocare a pallone, con così tante realtà famigliari ed economiche differenti.

I bambini del Villàurea per me, erano solamente coloro che venivano ogni giorno d’estate per stare insieme agli Animatori, giocare con le squadre e vincere la coppa a metà luglio; la possibilità dell’Oratorio che ospita ragazzi sempre, tutti i giorni, con il caldo o con il freddo, con la pioggia o con il sole, era lungi da me pensarla. Se non altro sapevo che era questo l’Oratorio di Don Boscoe non pensavo che questa realtà potesse realizzarsi nella casa salesiana dove sempre sono stata per tutto questo tempo.

Il sapermi relazionare, seppur inizialmente, con questi ragazzi è stata dura: molti di loro percepivano me e il mio collega come due estranei venuti lì a dettare leggi, a comandare. Comandare in un posto dove loro sono Sempre stati, dove stavano e stanno crescendo: difficile da credere, ma anche noi siamo sempre stati lì. Probabilmente, nel periodo sbagliato, solo quando era ora di indossare le maglie dell’Animazione e andare all’acquapark.  Invito tutti gli animatori dei grest, a fare un salto in oratorio durante l’inverno. Perchè è quella la realtà di cui Don Bosco si occupava; la vera bellezza che si vede nei cortili.
Mi sento la persona più fortunata del mondo nell’aver conosciuto questi giovani, che ogni giorno erano e sono lì a giocare, che si sono affezionati a noi, che hanno bisogno di consigli, di persone amiche, di esempi e di tanto affetto. Tra loro, anche il più “disgraziato“, è davvero bellissimo.
Provengono da realtà difficili, da famiglie assenti e che probabilmente, ogni volta che questi giovani tornano a casa, distruggono tutto il lavoro educativo che ogni volontario, ogni educatore, ogni cooperatore costruisce. Ragazzi che vengono ogni giorno a giocare con gli stessi vestiti, strappati e sporchi. Ragazzi che fumano già all’età di dieci anni, che probabilmente conoscono più parolacce di uno scaricatore di porto e che non riescono ad andare bene a scuola.
Eppure vi dirò: “[…] in ognuno di questi ragazzi vi è un punto accessibile al bene.” diceva Don Bosco: ed è vero. Io l’ho scoperto stando insieme a loro, nel cortile. C’è più bontà nel cuore di un bambino di oratorio che in quello di un uomo, che davanti agli occhi degli altri finge d’esser Santo.
Una cosa che ho imparato, più delle altre, è che urlare è una pratica totalmente inutile. Un ragazzo comprende di più che ha sbagliato attraverso un tono cauto, una spiegazione logica che con una sgridata plateale. Seppur molti sostengano il contrario, lancio la sfida nell’ attuare una pratica simile. Perchè è facile essere adulto e gridare ad un bambino. Anche troppo facile.

Ma ciò che il ragazzo ricorderà per sempre è la paura che avrà di quell’adulto, dell’insicurezza e del non poter andare da lui/lei quando avrà bisogno.

Ringrazio il Servizio Civile dei Salesiani, il direttore del mio oratorio Don Salvino, la mia Olp, i miei colleghi e soprattutto… i giovani. Senza di loro non avrei MAI potuto vivere un’esperienza formativa del genere.
Grazie.
La volontaria, Giulia Giunta

Anche quest’anno abbracci e soddisfazioni

Anche quest’anno si conclude tra gli abbracci e la soddisfazione di animatori, bambini e genitori l’esperienza del Mini-Grest e del Micro-Grest all’Oratorio San Francesco di Sales, Ispettoria Salesiana Sicula di via Cifali (CT). Tema dell’anno: “Vita da campione – Per uno scatto da beato”. Dal 16 giugno al 22 luglio un mese e mezzo di divertimento, attività educative, giochi e laboratori rivolti ai piccoli partecipanti: più di settanta bambini di età compresa tra i due e i cinque anni. Responsabile e organizzatore il maestro Gaetano Furno, sostenuto da noi volontarie del Servizio Civile Nazionale, progettatrici e organizzatrici delle attività con l’ausilio di un nutrito gruppo di volontarie.

Le novità di quest’anno, i giochi d’acqua e le attività sportive, calcio e pallavolo, hanno divertito ed educato i piccoli al rispetto delle regole e dello stare insieme, segnando una tappa fondamentale per la loro crescita e l’avviamento allo sport. I laboratori artistico-manipolativi, la drammatizzazione delle fiabe, i giochi di squadra e i canti hanno riempito le giornate, rappresentando per noi animatrici un’occasione di confronto, di crescita e consapevolezza delle proprie potenzialità, ma soprattutto di scambio di affetti con i bambini nel segno della ragione, della religione e dell’amorevolezza, come il sistema preventivo di Don Bosco ci ha insegnato. Tutte le attività, dalla preghiera del mattino ai giochi, sono state pensate partendo da una visione armonica e globale del bambino, senza escludere la famiglia, pienamente coinvolta nell’educazione dei piccoli. L’educazione all’ascolto, al divertimento sano, sono stati gli obiettivi del Grest, pienamente raggiunti dai piccoli “campioni”, amorevolmente premiati con una medaglia-simbolo da Don Giuseppe Troina. La gita a Funny Island e la piccola recita finale hanno concluso queste splendide giornate, divertendo bambini e animatrici, tra i ringraziamenti dei genitori e una nota di malinconia per la conclusione di un’ineguagliabile esperienza di vita.

Noi educatrici ringraziamo la Casa Salesiana che ci ha donato l’occasione di vivere questi momenti: «L’educazione è cosa del cuore», abbiamo offerto il nostro tempo e le nostre energie con il cuore e nel cuore porteremo questo ricordo.

Le volontarie del servizio civile dell’oratorio San Francesco di Sales

Un anno che ti cambia la vita!

Esattamente fino a 12 mesi fa queste sei parole non rappresentavano altro che uno slogan pubblicitario nel mio immaginario, una di quelle frasi a effetto messe lì per cercare di attirare l’attenzione. Avevo maturato la decisione di presentare domanda per il Servizio Civile presso i Salesiani di Cibali dopo aver conosciuto il contesto tramite il tirocinio universitario. Decidere il progetto è stato semplice, “A scuola senza diversità”, un progetto di tutorato scolastico che corrispondeva in pieno ai miei interessi di tipo professionale. Il servizio civile, però, non è e non riguarda solo questo. Ho impiegato quasi un anno per capire quello che Letizia e don Luigi cercavano di trasmettere a tutti i volontari fin dai primi giorni: l’anno di Servizio Civile è il momento giusto per sperimentare sé stessi e le proprie possibilità, è il momento giusto per crescere, mettersi in gioco e spendersi per contribuire a costruire qualcosa di più grande. E così, superati i primi mesi di imbarazzo, pian piano ho imparato a conoscere le compagne con cui ho condiviso questo viaggio, a instaurare un meraviglioso rapporto di rispetto e stima con loro e con tutti gli operatori della scuola, ma soprattutto ho imparato a conoscere i ragazzi che mi erano stati affidati. Condividere con loro i vari momenti della giornata col tempo ha significato condividere gioie e problemi, speranze e sogni. Insieme a loro ho studiato, pranzato, giocato e sono cresciuta più di quanto potessi mai immaginare. È stato un anno ricco, intenso, anche se non sempre sereno. In ogni momento, però, ho avuto la fortuna di avere accanto persone che, nel quotidiano e con l’esempio concreto, mi hanno insegnato cosa voglia dire farsi prossimo dei piccoli, mi hanno insegnato qual è il carisma di don Bosco. Il grest estivo ha sicuramente rappresentato il momento più intenso di tutto l’anno. È stato il momento in cui io e le mie colleghe abbiamo sperimentato cosa vuol dire essere comunità, spendersi investendo tutte le energie che si hanno in corpo, salvo poi accorgerci che ciascuno dei bambini incontrati lungo il cammino ci aveva restituito molto più di quanto avremmo mai potuto donar loro. Adesso che questo anno sta giungendo al termine, cerco di fare un bilancio dell’esperienza e mi rendo conto che “Un anno che ti cambia la vita” non è solo uno slogan pubblicitario. A tutti quelli che si chiedono se valga la pena fare quest’esperienza, mi sento di dire “Si, assolutamente!”. Negli anni scorsi avevo presentato domanda presso altri enti ed ero sempre stata scartata, col senno di poi mi sono resa conto che tutti quei rifiuti erano solo tasselli di un progetto più ampio, perché non erano l’esperienza giusta per me. Questa era l’esperienza che dovevo fare, perché in questi dodici mesi ho conosciuto tantissime persone (che ringrazio adesso di cuore) che mi hanno aiutato a crescere e a cambiare in meglio. Perché è vero che il Servizio Civile ti cambia la vita, ma solo se hai un cuore disposto a farsi lasciare un segno da tutti quelli che incontrerai lungo il cammino.

La volontaria, Agata Scionti

Vuoi una vita qualunque o vuoi cambiare il mondo?

Chi, seppur con parole diverse, anche solo in un momento della propria vita, non si è posto questa domanda?
Per quelli che come me hanno iniziato da un mese il Servizio Civile Nazionale nelle varie opere dell’Ispettoria Salesiana Sicula, è stata la provocazione con la quale si è aperto l’itinerario di formazione di questo cammino intrapreso, una citazione di qualche anno fa dell’informatico ed imprenditore Steve Jobs.
Sono stati già effettuati due momenti intensi: la Formazione Generale e la Formazione Residenziale, l’una il 24 ottobre e l’altra dal 15 al 17 novembre 2016.
Molti sono gli argomenti che Letizia Scandurra e Don Domenico Luvarà, coadiuvati da altri salesiani e collaboratori, hanno portato alla nostra attenzione.
Il primo momento ha visto come riflessione principale soprattutto la scelta del Servizio Civile Nazionale come decisione cosciente di impegno etico, sociale e di responsabilità.
Il secondo, invece, è stato molto più specifico, poiché sono stati trattati nel dettaglio vari argomenti, che ci hanno fatto entrare nel cuore di questo anno così importante.
Le discussioni in aula si sono concentrate sull’identità specifica dell’Ente che ci accoglie, esaminando il Sistema educativo(preventivo) di Don Bosco e la Spiritualità Giovanile Salesiana, temi presentati da Don Domenico Luvarà; un excursus storico, accompagnato da nozioni di base e di riferimento concreto alle varie realtà, che ha aiutato noi tutti ad entrare nel vivo del nostro Servizio, sentendoci parte integrante di questa grande Famiglia.
Accanto all’identità dell’ente, ci è stata donata anche l’identità civica, sociale e politica della scelta da noi intrapresa: Letizia ci ha accompagnato, con grande passione e consapevolezza, all’interno del percorso legislativo e sociale dall’obiezione di coscienza fino alla possibilità di effettuare il Servizio Civile Nazionale come difesa della Patria con strumenti non militari. Conoscere chi e cosa ci ha preceduto in questa scelta di vita così importante è stato forte e determinante per dare un’impronta concreta, personale e civica, che forse, non tutti avevamo.
Don Michele Viviano, Don Enrico Frusteri, Don Marcello Mazzeo, il prof. Marco Pappalardo, l’Ing. Donato Fidone, ci hanno poi introdotto nella vita reale che troviamo nelle varie sedi di attuazione del progetto: dal profilo storico della battaglia per i diritti umani, alle realtà delle case di accoglienza, famiglie e all’oratorio, il profilo dell’animatore, i consigli e le indicazioni per lavorare in team e gestire i conflitti, al modo efficace di comunicare tra di noi e con i bambini e ragazzi, al lavorare in sicurezza nelle nostre realtà, sono stati argomenti trattati in modo interattivo e laboratoriale che hanno permesso, ad ognuno di noi, di entrare nel concreto del nostro servizio e nelle relazioni e situazioni che ogni giorno portiamo avanti.
Tutto questo è stato contornato da una armoniosa e piacevole atmosfera che si è creata, che ha permesso lo scambio di esperienze e la fortificazione dei rapporti, soprattutto con i volontari della propria sede. La condivisione dei momenti formativi ma anche dei momenti liberi, dei pasti e delle camere, è stata una bella occasione di conoscenza e di amicizia.

La formazione è un momento importante di introspezione e conoscenza di sé, oltre che degli argomenti proposti; è modo di mettersi in discussione, capire a che punto si è arrivati, e soprattutto, quanta strada ancora c’è da fare. Il vero valore della formazione sta nel fatto che non basta mai…e non si arriva mai. Nessuno può dire: “io non ho più niente da imparare”, poiché è nella natura stessa dell’uomo la ricerca e il superamento del “qualcosa in più”. Sta ad ognuno di noi decidere come e quando “ricercare”, imparare e provare.
Molti sono i motivi per i quali ognuno di noi ha iniziato questo percorso: chi è da sempre nel mondo salesiano, chi invece non ne aveva mai sentito parlare, chi crede nella scelta socio-politica del Servizio civile e chi non sapeva neanche fosse una scelta “impegnata”; chi lo fa per dare un’impronta pratica agli interessi e agli studi che ha fatto, e chi invece ha bisogno di una fonte di sostentamento per poter vivere… Ognuno ha la propria storia, le proprie motivazioni e le proprie domande a cui rispondere.
Vuoi una vita qualunque o vuoi cambiare il mondo?” è una bella provocazione, ma a volte sembra una domanda “per altri ma non per me”. Oppure forse non lo è: cambieremo il mondo se riusciremo a cambiare noi stessi, dando una risposta alle nostre innumerevoli domande, e facendo della nostra vita ciò che realmente sentiamo e vogliamo.
Questo è l’augurio che mi faccio e che faccio a tutti i miei colleghi del Servizio Civile Nazionale.

 

La volontaria, Claudia Fornito

 

La mia esperienza a santa Chiara

Salve a tutti, sono Granà Alessia, ho 26 anni e ad ottobre dell’anno scorso ho iniziato questa esperienza di servizio civile nazionale presso l’ente salesiano Santa Chiara, sito in Piazza Santa Chiara nel quartiere Ballarò di Palermo. Tra i vari progetti ho scelto “Un nido in cui crescere”, mi ha colpito da subito la denominazione del progetto e dopo aver letto gli obiettivi e le attività mi sono detta: “sì, è l’esperienza giusta per te, per svariati motivi…io sto ultimando il corso di laurea di psicologia del ciclo di vita, un orientamento che si concentra molto sullo sviluppo del bambino e su tematiche inerenti l’integrazione sociale e il multiculturalismo.
L’asilo, infatti, ospita bambini dai 0 ai 5 anni, figli di donne straniere che vivono in condizioni di disagio socioeconomico. Non mi dilungo sui dettagli del progetto perché ne avrete già preso visione ma voglio assicurarvi che il lavoro concreto che si va a realizzare è coerente con gli obiettivi specifici del progetto.
La mia esperienza nasce dalla voglia di lavorare coi salesiani perché condivido i loro nuclei formativi centrali: l’esperienza pratica per “sperimentare” la vita adulta, la possibilità di definire la propria identità e rafforzare la propria personalità, e riscoprire la propria fede tramite il contatto quotidiano con la povertà e l’esclusione sociale. Condivido inoltre il pensiero di Don Bosco: aiutare ed educare i giovani alla solidarietà e all’amore.
Quando ho iniziato la mia esperienza sapevo di avere dei limiti, non tanto professionali, perché avevo già delle precedenti esperienze con bambini, anche se Santa Chiara è proprio una realtà a sé stante e diversa da ogni altra esperienza che si può fare, ma piuttosto caratteriali, personali. Ero sempre poco dinamica, poco allegra… adesso vi dico che non saprei vivere senza sorridere almeno una volta al giorno, senza donare me stessa in tutto ciò che faccio ed in cui credo, senza movimento. L’amore che i bambini mi hanno donato mi ha scaldato il cuore e mi ha trasformata in un’altra persona. Sono cresciuta, maturata. Ho appreso cose che non si imparano di libri, ho realizzato cose che non credevo neanche fossi capace di fare , ho superato limiti che pensavo di non riuscire ad oltrepassare. Tutto ciò viene dall’insegnamento dei bambini: insegnano a trovare la forza anche nei momenti difficili…e ci saranno, o per un problema personale che influenza le prestazioni lavorative o per incomprensioni coi colleghi…ma trasmettono il coraggio di andare oltre, la pazienza e la sopportazione per far fronte alle situazioni spiacevoli, la gioia di vivere ogni giorno in modo più leggero, spensierato, perché guardando loro, le loro famiglie e le loro difficoltà capisci che non hai tutti i problemi del mondo, allora ecco che inizi ad apprezzare le cose che hai sempre dato per scontato, quelle che non vedevi…
Non c’è cosa più bella del sorriso di un bambino fatto per ringraziarti, per chiederti coccole ed attenzioni…non c’è soddisfazione più grande di quando una mamma ti dice:” Grazie per ciò che fai per mio figlio, sta crescendo bene, ha voglia di venire perché sa che trova te…” è lì che ti senti realizzato, quando sai che stai dando un aiuto, ti stai rendendo utile a qualcosa o a qualcuno. Da lì nasce la voglia di cambiare, di essere migliore e metterti ogni giorno, sempre di più, alla prova.
Da quest’anno il progetto si chiamerà un “un nido a colori”, denominazione che si addice proprio a ciò che si vive lì dentro: un mix di colori ed emozioni…è un luogo magico che mi ha dato tanto, sia a livello professionale che a livello personale.
Conosci gente, persone nuove e ti fidi da subito perché sai che collaborerete per un obiettivo comune. Nascono amicizie vere, quelle che sei sicura che ritroverai anche alla fine dell’esperienza ed in altri momenti di vita, quelle che nascono dalla costanza e frequenza quotidiana e non ti lasciano più…Ascolti i consigli delle persone che lavorano lì da anni e li fai propri, metti in pratica le tue competenze e ne sviluppi di nuove, superi barriere ed ostacoli.
Questa è l’esperienza che vi auguro andrete a fare, un’esperienza di formazione, crescita, esperienza che ti cambia la vita, che ti apre strade, che ti mette di fronte a delle scelte e ti sviluppa la capacità di farle.
Dopo questa esperienza so per certo cosa voglio fare dopo la fine del servizio: cercare lavoro dove ci siano bambini, arricchirmi ancora di valori e costumi di culture altre, creare contatti, nessi culturali tra le cose e la gente.
Non c’è lavoro più bello al mondo secondo me. Casa Santa Chiara rimarrà nel mio cuore per sempre, è un porto sicuro, una seconda dimora, una seconda e grande famiglia, che ti accoglie, ti matura e ti prepara alla vita. Per tutto ciò dico Grazie per l’opportunità che mi è stata data.

 

La volontaria, Alessia Granà